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LA PARTITA IN UNA CANZONE I’M NOT SCARED (EIGHT WONDER, 1988)

(di Andrea Minardi)

Patsy Kensit era una bella biondina inglese, front-woman di un gruppo inglese , gli Eight wonder, che raggiunsero una certa popolarita’ grazie a questo pezzo, che raggiunse il primo posto solo in Italia, da soliti buongustai musicali quali siamo.

A dire il vero la bella Patsy ci mise del suo con un’arma anticonvenzionale, almeno a quei tempi, allorche’ si esibi’ a Sanremo col reggiseno slacciato, atto a far intravedere un seno albino e a regalare sogni bagnati a tanti giovincelli quali il sottoscritto.


Stranissimo a pensarci oggi, dove la mercificazione e la fruibilità di temi legati al sesso ha raggiunto vette notevoli, ma son passati 33 anni, all’epoca la gente giocava con il Sega Mega Drive appena uscito, ed io, refrattario ai videogiochi, passavo le domeniche a san siro col kitchissimo cappello con le trecce di Ruud Gullit.

Il testo della canzone ci presenta una Patsy Kensit non spaventata dall’omuncolo che ha davanti, e del resto ci appare molto coerente a questa dichiarazione di intenti, visto che per ben 4 volte poi si sposo’ con altrettanti uomini diversi. (quale paura, gli uomini li sa prendere e lasciare)

E ieri sera, anch’io non mi spaventai mai, nonostante un portiere improbabile come la sua pettinatura, qualche defezione importante, una condizione atletica non ottimale stante le tantissime partite giocate.

“Se fossi in te non tratterei me cosi”, sbraita la Kensit, e anch’io, se fossi stato nell’avversario, avrei avuto un atteggiamento diverso, anziche’ un assetto prudente senza sbilanciarsi troppo, quasi come se potesse pareggiare con uno sporadico episodio.

E l’ottava meraviglia, il nome della band in questione, non puo’ che rimandarmi all’ottava nostra vittoria, e per me son tutte meravigliose, del resto anche i padri di una volta, che 8 figli magari riuscivano a generare, volevano bene a tutti, anche a quelli venuti meno bene, come il successo di ieri.

Non staro’ certo a tediarvi nel dilungarmi su come poi fini’, calcisticamente, quel 1988; con la rimonta sul Napoli e con l’eroe eponimo di queste pagine che vince l’Europeo da solo.

Avevo appena compiuto 18 anni, l’età delle ambizioni, ed avrei desiderato una vita bella come quel tiro al volo di Van Basten, poi ovviamente non fu cosi’, e ci si accontenta, ringraziando il cielo o chi per esso, di una raffazzonata vittoria senza mai tirare in porta, ma in fondo l’importante e’ non aver paura mai.

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