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La partita in una canzone: OLD MAN (Neil Young, 1972)

(di Andrea Minardi)

Nessuno e’ tanto vecchio da non sperare di poter vivere almeno un anno“, chiosa Cicerone in una delle tante sue sentenze; ed effettivamente e’ una massima che ancora ricordo, pur essendo in un’eta’ in cui ci si augura di aver davanti dei decenni, senza il timore di essere ambiziosi.

Probabilmente Zlatan Ibrahimovic non ha mai letto Cicerone, lui che in un’intervista disse che delle citta’ in cui ha giocato ricordava soprattutto i centri sportivi e non le bellezze artistiche, ma certo deve aver pensato, da tempo ormai, di poter giocare, ai suoi livelli si intende, ancora un anno .

E fu cosi che ce lo troviamo, dopo un paio di comparsate in cui pareva una statua, a guidare l’attacco rossonero all’olimpico.

Ma per le statue non e’ un gran momento, abbattute sovente da un buonismo da 4 soldi, e il vecchio Zlatan si ricorda che e’ ancora un calciatore, e che il calcio lo insegna.

Un gol fatto ed uno annullato dalla tecnologia, un altro fatto fare e parimenti invalidato, il vecchio ruba la scena tra i fischi rosiconi dei romanisti.

Il vecchio l’ha spiegata ad uno degli acquisti piu’ pagati d’estate, il giovane Abraham, e poi pure al ragazzino, con la faccia da baby gang ed appena diciottenne, subentrato in corso d’opera.

Neil Young, un altro che oggi e’ vecchio e la spiega ai damiani maneschini di turno, ci dice , in questo capolavoro del 72 (!) che in fondo i vecchi e i giovani vogliono la stessa cosa .

Ed i nostri ragazzi, molti ancora imberbi, vogliono la stessa del vecchio compagno Ibra, non l’amore guardando la vallata come Nello il Giovine, bensi’ le vittorie, il progetto scudetto guardando la classifica.

Ma il mio pensiero va ad un altro vecchiotto, non tanto per l’anagrafe , quanto per il suo fisico vissuto, il danese Kjaer, da qualcuno accantonato come quelle bici che pensi di non usare piu’, ma che da due anni e’ il miglior centrale del campionato, e che ha grandi meriti nel rendimento strabiliante del giovane sodale Tomori.

Perché, e ce lo ricorda l’aedo canadese, nessuno, completamente solo, puo’ raggiungere la felicita’, sia tu vecchio o giovane, e non saremmo lassu’, senza l’amalgama di giocatori esperti e non, senza lo staff tecnico e societario a marciare di comune accordo, senza un ambiente compatto che arriva fino a noi tifosi.

Parlando di vecchi, mi pare vecchio il gioco e l’annessa pantomima dell’allenatore avversario, ma le cose che non devono andare perse, come recita il testo, per i tifosi dei lupacchiotti dovrebbero essere le partite, che siano all’Olimpico o al circolo polare artico…

Concludendo, un’altra bella Domenica di calcio, e fortuna che io tanto vecchio non lo sono, perche’ i minuti finali di quella partita han messo a dura prova il mio cuore, dall’inferiorità numerica non piu’ impavido.

E conclusi la giornata con un sonno sereno, e con questi vecchi che non invecchiano, nella musica come nel rettangolo di gioco, mi parse quasi che il tempo potesse andare anche adagio, e non solo per quelle lancette, arretrate, obtorto collo, solo il giorno prima.

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