NEWS, papà van basten,

Manovali da stadio

(di Emanuele Grandi) 

Due domeniche l’anno le passo a fare il manovale. 

Mi alzo presto, anche se potrei restare a letto qualche ora in più, e parto subito per Milano, dove arrivo giusto in tempo per entrare dentro lo stadio, un’oretta prima che la gente si metta a tavola per pranzare o finisca l’aperitivo prima di andare a mangiare dalla mamma.

Insieme a me entreranno altri ragazzi e ragazze, insieme resteremo per 12 ore chiusi dentro San Siro.
Molti sono “manovali” come me, poi ci sono architetti, ingegneri, disegnatori e geometri che sanno esattamente cosa fare e come farlo: è il giorno del derby e loro sono i ragazzi del Gruppo Coreo della Curva Sud Milano.

Dopo le consuete perquisizioni al materiale e a noi stessi veniamo divisi in due gruppi: uno andrà al terzo anello blu e l’altro nel secondo blu, in Curva Sud.
Saliamo sù con calma per la torre che porta al terzo anello: una lunga camminata a spirale che rende perfino più digeribili le scale per arrivare al “nostro” secondo blu.
Da lassù, dal terzo anello, si vede ma non si sente Milano: è ancora presto, è Domenica mattina, mancano ancora tante ore alla partita più importante del campionato italiano.

Nella Nord non c’è ancora nessuno ma loro sono in “trasferta” e possono permettersi di prenderla più comoda: hanno solo la loro curva da preparare e sistemare per la sfida contro di noi.
Pochi ordini precisi e si comincia a lavorare: il telo da attaccare alle vetrate del terzo blu è lunghissimo e pesantissimo, ci vorrà del tempo e sarà importante cercare di sistemarlo al meglio soprattutto per impedire che possa cadere prima del previsto.

Mentre una parte del gruppo, in cui sono anche io, lavora al terzo anello gli altri sono scesi al secondo blu per iniziare a prepare la parte di coreografia in questo settore.
Decine di ragazzi trasportano i lunghi teloni come fossero giganteschi serpenti partendo dalla rampa lato ippodromo, muovendosi senza fretta e stando ben attenti a come tenere i teli: questi verranno posizionati sulla transenna centrale e devono assolutamente essere tenuti per il verso giusto; incuranti di questa manovra altri ragazzi e ragazze sono intenti a posizionare plastiche colorate e bigliettini sui seggiolini, che spiegheranno come e quando le plastiche verranno utilizzate dai tifosi che tra qualche ora entreranno eccitati e bramosi di vedere la gara.

Abbiamo a disposizione solamente poche ore per montare, sistemare e rifinire il lavoro segretissimo di mesi e mesi dei ragazzi del Gruppo Coreo e tutto si svolge senza fretta e con la massima cura.
Intanto, nella Nord, sono arrivati gli interisti: dopo qualche “affettuoso”scambio di saluti ognuno prosegue nella sua opera nell’indifferenza reciproca; non è certo questo il momento di tirare fuori la voce e perder tempo.

Si continua a lavorare, nelle chat si susseguono messaggi, chiarimenti e suggerimenti, la tensione comincia a salire e non certo per la partita.
L’unico contatto con il mondo esterno è, finalmente, una pizza che gli amici fuori fanno passare sotto la grata del Cancello 14; il tempo di divorarla, mamma mia quanto è buona ora, e si riprende a lavorare.
Quando la coreografia sui tre anelli è pronta ci si divide in tre gruppi: uno salirà di nuovo al terzo blu, uno resterà nel secondo e l’ultimo scenderà giù al primo anello, per coordinare la coreografia che è la cosa più importante da questo momento in poi.

Poco prima dell’apertura dei cancelli il lavoro è concluso e la coreografia è pronta: un breve briefing del responsabile del Gruppo Coreo, le cui parole vengono ascoltate attentamente e in silenzio, serve per ringraziare chi ha dato una mano e per dare le ultime indicazioni da riportare nei propri gruppi; lancio una occhiata al curva Sud vuota ma con tutto ciò che servirà al suo posto e mi godo, con gli altri ragazzi, un po’ di riposo.

Piano piano San Siro si riempie di spettatori che poco occhio prestano alle strisce colorate già predisposte e ai cartelli che spiegano quello che succederà prima del calcio d’inizio.
San Siro è strapieno, tutti gli occhi sono sul campo, gli altoparlanti continuano a sparare musica a tutto volume ovvero la cosa più inutile quando in uno stadio si deve giocare a pallone; solo un centinaio di ragazzi hanno il cuore che batte allo stesso ritmo e hanno gli occhi fissi sul tabellone per controllare l’ora d’inizio: non della partita ma quella dell’apertura della coreografia.

È l’ora, si aprono i teloni, migliaia di flash lampeggiano dentro San Siro mentre la coreo lentamente si apre davanti alla Nord: che fortuna avere un posto in prima fila per questo spettacolo!
Sotto il telone ci sono quei ragazzi e quelle ragazze che hanno lavorato mesi per questa coreografia, che hanno sacrificato il loro tempo libero per dare a tutto il popolo milanista un altro spettacolo di cui poter essere fieri; li vedi i loro sguardi preoccupati, il loro febbrile consultarsi mentre ancora non sanno come sia andata, se la coreografia sia venuta bene e tutto sia al suo posto, com’era nei disegni al computer e non certo in una prova generale: no, la coreo va in scena una sola volta e senza averla potuta provare prima.

I primi sorrisi illuminano le facce dei ragazzi e delle ragazze del Gruppo Coreo: arrivano le prime immagini e quello che tutto il mondo ha visto, interisti per primi, è la perfetta riuscita del lavoro ideato e realizza dal Gruppo Coreo, un’altra opera d’arte alla quale un modesto manovale da stadio come me ha avuto l’onore e il privilegio di poter dare il suo piccolo contributo.

Il derby può iniziare, la Curva Sud lo ha già vinto.

0no comment

writer

The author didnt add any Information to his profile yet

Leave a Reply