Luci a San Siro

Luci a San Siro

(di Alessia Viviani) -Papà! Mi voltai di scatto per vedere cosa avesse da chiamarmi così entusiasta, in un giorno di pioggia, e, qualche lacrima

E noi come stronzi rimanemmo a guardare
Ridateci l’Ac Milan
Brocchi si nasce, Kalinic si diventa! (Top & Flop Milan-Torino)

(di Alessia Viviani)

-Papà!

Mi voltai di scatto per vedere cosa avesse da chiamarmi così entusiasta, in un giorno di pioggia, e, qualche lacrima per un brutto voto a scuola. Lei, non lo è quasi mai in quei giorni qui: quando la porto in giro per la città e non c’è il sole. E Alessia è fuori per lavoro. Non lo è quasi mai con me, perché io, da buon padre non so quasi nulla delle principesse, di cui puntualmente Lavinia mi anticipa vita, morte e miracoli, ancor prima che si sappia l’uscita del loro prossimo film. Poi, io questa Elsa, appesa su tutti i cartelloni cinematografici non la sopporto proprio. Ha un colore che detesto, ha un una voce da comare che manco mia moglie, e tutto il resto che le gira attorno non lo sopporto. Non mi piace, forse perché sono nato maschio, o meglio, maschiaccio e una figlia femmina non è che la puoi cambiare, anche perché somiglia tanto alla donna di cui ti sei innamorato.

Lavinia, gira per la stazione dove le ho promesso il Mc Donald, per questa sera e di portarla a vedere i treni dietro al vetro, perché qui a Milano se non paghi non puoi passare. Non si direbbe, ma su questa cosa delle stazioni alla sera rigorosamente e sui gusti musicali pessimi assomiglia a sua madre. Per il resto, e fortunatamente anche per il carattere somiglia a me.

Spero non mi somigli né per il vizio del fumo, -però- né per il troppo dormire che faccio. E che sia un po’ meno ribelle di me, da adolescente.

-Papà, Papà e quelli chi sono?.

Mi volto incuriosito dalla sua curiosità bambina e mi accingo a seguire l’indice con l’anello di Frozen perché sull’anulare le andava largo, e li vedo.

Vent’anni, forse poco più, cantano felici una canzone che conosco a mena dito anche io, ma ora come ora mi sfuggono le parole da tanto tempo che sembra passato. Alzano in alto le bandiere, e se ne fanno vanto, di fronte a qualche ragazza straniera che sorride alla visione di quel siparietto simpatico dai colori accessi. Rosso e Nero.


Per un attimo, scorgo un po’ del mio mondo, qualche ricordo qua e là in quei passi, incerti, pesanti stanchi e dondolanti per qualche birra in più, e dall’ebrezza di una vincita sentita fino in fondo all’anima, perché il cuore no, quello devi lasciarlo alla donna che ami e agli occhi di tua figlia. Mi torna in mente quando correvo su per le scale mobili, perché altrimenti perdevo il treno per la trasferta e pure quello per tornare a casa. Mi ricordo della mia tessera, quella che lasciavo sul comodino fino alla domenica dopo, e che, -Mamma stai attenta a spolverare, che se cade, e la perdo, muoio-. E sarei morto per davvero.

Mi ricordo i cori degli ultrà e i fumogeni colorati, per festeggiare, per infastidire, per sembrare grandi. Mi ricordo di quella ragazza che ho baciato, dopo il secondo goal di  Inzaghi ad Atene dicendole: “Sei come il Milan, per sempre!”.

Me la sono sposata, poi.

E Lavinia è stata concepita proprio quella notte. Il 23 maggio del 2007.

E Lavinia, che mi tira per un braccio, per seguirli, non solo con lo sguardo ma con le gambe e con gli occhi cantando: “lalallallaalaa” e aggiungendo un ingenuo “Non so perché, ma quel ritornello qui mi piace tanto.”

Io sorrido, non le dico nulla, e sento salire un brivido lungo alla schiena. Gliela cantavo sempre quando era nella pancia della mamma, e speravo nascesse un bel maschietto. Un bel maschietto da portare allo stadio. Ma poi è nata lei, che per carità, la amavo lo stesso, e forse più di quanto avrei amato un portatore sano di pene (come dice sua madre)  credetemi, ma non potevo pensare che tra le lezioni di danza, il tutu’ bianco, le lezioni di canto, la camera color confetto, le principesse ci fosse spazio anche per questo.  Perchè con il pallone e certi amori, ci nasci, non ci cresci, quindi mi ero arreso. Lavinia non aveva mai toccato il pallone e io, non avevo fatto nulla perché lei potesse minimamente interessarsi. Ma mi andava bene così, raggiunta una certa età le priorità sono altre, e molto più serie di un figlio (o una figlia) con la tua stessa maglia del cuore.

Così, forse arreso, all’evidenza, mi sono lasciato alle spalle le trasferte, come è giusto che sia, e mi sono dato al cambio dei pannolini e alle coppe al cielo, ho sostituito i biberon per vedere se i plasmon si erano sciolti bene. Alle sciarpe da tifoso, che puzzavano di fumo ho sostituito le gonnelle e le felpe rosa. Mi sono risparmiato le sere allo stadio, e quelle delle partite in televisione per vedere un cartone animato con Lavinia che a lei, le partite l’avrebbero annoiata, sicuramente.

-Papà ma dove vanno così?

-A San Siro a vedere il Milan!

-E se ci andassimo anche noi?

Ho sorriso, e ho detto lei che non è posto per bambine, e lei per tutta risposta ha detto che nemmeno il castello delle principesse è luogo per un maschio, ma io c’ero entrato lo stesso.

-Si ma allo Stadio è diverso, Lavinia.

E in effetti, Lavinia si sarebbe annoiata, seduta ad aspettare un goal per novanta minuti e i supplementari e i rigori, come Biancaneve in attesa del bacio del Principe per non morire.

Lavinia, mi guardava con aria perplessa e non contenta mi disse che -un giorno saremmo andati, a vedere “quel Milan lì”, per cantare le canzoni e urlare “goal!” con le trombette e la maglietta a strisce. Promettimelo-

-Prometto.

Voglio mantenere la promessa, anche se la curva sud ora da padre, mi fa paura, ma smettere di credere in una passione, solo perché si diventa grandi, mi terrorizza ancora di più.

(Luci a San Siro ( e no, non è la canzone di Vecchioni) – Un libro per te)

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