The long and winding road: Milan – Liverpool 1-2

The long and winding road: Milan – Liverpool 1-2

Cala il sipario sul nostro viaggio europeo, durato giusto le sei partite del girone. Brutto soprattutto perché non eravamo abituati ad uscite così r

Brocchi si nasce, Kalinic si diventa! (Top & Flop Juventus-Milan)
Caro A.C. Milan tanti auguri!
Supereroi vs SuperErrori, cronache di un gigante europeo.

Cala il sipario sul nostro viaggio europeo, durato giusto le sei partite del girone. Brutto soprattutto perché non eravamo abituati ad uscite così repentine con un fastidiosissimo senso di inadeguatezza.

Giusto per restare in tema Liverpool, come cantavano quei quattro ragazzotti negli anni sessanta questo girone ha palesemente dimostrato che la strada verso un ritorno ad antichi fasti è lunga e ventosa. Troppo per i ragazzi di Pioli che hanno viaggiato in questa Champions League spensierati come fossero a bordo del Bulli, lo storico furgoncino Volkswagen, icona del movimento hippy.

Una manifestazione, quella massima europea, che non prevede soste, pause goliardiche e ricambi di seconda mano. In Champions League si sente il rombo di tuono delle Ferrari degli sceicchi di City e Psg, viaggiano a velocità super le storiche fuoriserie come Real Madrid, Bayern Monaco e of course lo stesso Liverpool. Velocità dicevamo sostenute, anche troppo per un vecchio leone come Ibra.  

Proprio lo svedese nella sua ultima fatica letteraria, l’interessante “Adrenalina” scritto con Luigi Garlando, asserisce che per migliorare bisogna allenarsi con i più forti. Prendendo dunque spunto dalle parole di Zlatan se vogliamo proprio scovare qualcosa di positivo in questa Champions troviamolo proprio in questo training ad alta intensità al quale ci hanno chiamato Liverpool, Porto ed in minor misura l’Atletico Madrid che però ha beffato proprio i lusitani a domicilio nell’ultima trasferta.

È stato un torello? No, non lo è stato e sarebbe ingiusto classificare a questo livello quanto fatto dai nostri ragazzi e mastro Pioli. Però con gli inglesi sono state due prove di manifesta inferiorità, ancora più brutta la prova di San Siro dove l’obiettivo dei tre punti era fondamentale e davanti ci trovavamo una squadra imbottita di riserve e ragazzini che hanno comunque espugnato con merito San Siro. Ad Anfield almeno nella marea rossa c’erano stati dieci minuti di milanismo puro a fine primo tempo.

Con il Porto, sulla carta l’avversario più abbordabile, i ceffoni più dolorosi. Disastrosi in terra portoghese senza lo straccio di una occasione e troppo leggeri al ritorno con un pareggio piuttosto scialbo in un San Siro gremito che meritava altra prova.

Infine le due gare con l’Atletico che hanno rappresentato il punto più alto toccato in Champions. Sia all’andata, straordinaria la mezzora di calcio dove Pioli ha proiettato il Milan arrembante del campionato con spina staccata a causa di Kessie e del suo stupidissimo doppio giallo che al ritorno dove il Milan ha fatto un partitone e ottenuto la sua unica vittoria in uno degli stadi più importanti e difficili d’Europa.

Dici Atletico e sarebbe fin troppo facile, quasi da interista, aggrapparsi ai torti arbitrali subiti. Vero è che siamo stati letteralmente scippati all’andata dall’arbitro turco e più in generale anche nelle altre partite non abbiamo trovato arbitraggi fortunati, tuttavia è giusto, in vista di una prossima partecipazione, fare una disamina su cosa non ha funzionato a Milanello.

Esperienza internazionale: tanti dei giocatori rossoneri, alla loro prima esperienza, hanno pagato dazio al massimo palcoscenico europeo. Chi ha fatto e fa la voce grossa in campionato è sembrato senza voce o comunque balbettante. Il pensiero va a Calabria, Bennacer, Saelemaekers giustamente lodati negli ultimi due anni per la loro crescita e la bravura mostrata. La speranza è che la loro prossima stagione europea possa cominciare con altro piglio, la palla non dovrà più scottare fra i piedi ed in Europa si deve restare concentrati e pronti e non volare giù al minimo contatto con l’avversario.


Top che?
E qui il mirino si sposta su Theo e Kessie, due su cui negli ultimi mesi si è pensato e detto “saranno loro i nostri futuri top player!”. Il francese, oltre a continuare a perdere palloni sanguinosi nella nostra metà campo che costano punti in terra Italiana ed in Europa possono costare ancora più caro, non è riuscito mai a mostrare le sue doti atletiche e a rendere efficienti le sue sgommate nella metà campo avversaria. Se da una parta è vero che ha trovato avversari molto più competitivi rispetto a quelli del campionato è altrettanto vero che Theo è sembrato anche meno esuberante nella personalità: il treno ad alta velocità che ammiriamo in Italia è stato in queste sei partite uno dei tanti regionali che accumulano ritardo.


Ci saremmo aspettati di più anche da Frank Kessie. L’ex Presidente, che viaggia da inizio stagione col peso di una promessa mai mantenuta finora, ha fallito il suo primo grande appuntamento europeo. Chi lo vedeva già pronto per i grandi palcoscenici della Premier League si è al momento ricreduto perché in realtà oggi Kessie non sarebbe titolare in nessuna delle squadre di Champions League affrontate nel girone. Non basta la prestanza fisica se manca la lucidità nella gestione del pallone in alcuni frangenti o se peggio ancora si lascia la squadra in dieci al trentesimo minuto della seconda partita che ci vedeva in vantaggio.

Ricambi: e qui nel pentolone ci mettiamo tutto, dalla qualità delle alternative alla quantità degli infortuni che ha devastato il Milan, qualcosa su cui Pioli ed il suo staff devono cominciare a fare più di un ragionamento perché se si fermano a ruota veramente tutti c’è un problema.

Qualità delle riserve e quantità degli infortuni, ci si trova nel grande classico come il cane che si morde la coda.

Perché se prendi Giroud per far rifiatare Ibra, ma poi Giroud è quasi sempre senza fiato allora Ibra arriva al mercoledì di coppa a sua volta col fiatone. Oltre che con il numero 40 nella carta di identità che lo espone, come successo nella notte di Sant’Ambrogio, a brutte figure. Tutto ciò non è neanche giusto per lo stesso Ibra, per il fuoriclasse che è, per quello che ha dato e sta dando al Milan. Certi ritmi lo svedese per 90 minuti sono insostenibili.

In estate si era deciso di puntare su Florenzi e Bakayoko per dare un tocco internazionale e garantire esperienza in certe partite ma entrambi hanno lasciato a desiderare, anche loro con la scusante di infortuni che hanno minato la loro prima parte di stagione.


Bloccato da mille problemi anche il buon Ante Rebic uno che abbiamo visto purtroppo poco e niente, anzi quel poco è stato molto bello nel finale di primo tempo ad Anfield. Capitolo a parte l’altro capitano non rinnovante ovvero Alessio Romagnoli la cui discesa verso la mediocrità continua tanto lenta quanto inarrestabile. Che fine abbia fatto quel giocatore comprato sei anni or sono a peso d’oro e stipendiato a peso ancora più dorato è un mistero. Rimangono negli occhi rinvii sciagurati, quello che ha permesso all’Atletico di rimontare a San Siro, e dormite eclatanti come nel pareggio a San Siro di Salah nato da una brutta respinta di Maignan. Ma chi segue il Milan vede un giocatore sempre più insicuro e sempre meno all’altezza di Re Kjaer o dello straordinario Tomori.

Promossi: Pochi i promossi di questa esperienza europea, primo fra tutti il sempre più imprescindibile Sandrino Tonali che ha sempre corso, lottato e soprattutto giocato un calcio veramente internazionale. Applausi anche per lo sfortunato capitano morale di questo Milan ovvero Simon Kjaer che ha sempre guidato la difesa rossonera con la sua solita classe ed esperienza. Pollice in alto pure per Fik Tomori, perché un errore, seppur fatale, come quello dell’ultima partita non può scalfire la certezza di aver in difesa un Campione con la C maiuscola. La sufficienza va anche a Rafael Leao, la cui prestazione nel match di andata con l’Atletico Madrid è stata una delle cose più …Champions che abbiamo visto. Il giorno in cui Rafa regalerà queste prestazioni con continuità e non una tantum potremmo dire di avere veramente un campione sul quale contare e magari la Champions League e la canzone dei Beatles, The long and winding road diventeranno una passeggiata verso gli ottavi di finale.

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