La partita in una canzone: CATCH THE WIND (DONOVAN, 1965)

La partita in una canzone: CATCH THE WIND (DONOVAN, 1965)

(di Andrea Minardi) Era il 1965, l'Inter vinceva uno scudetto in rimonta, in Inghilterra si attendeva l'imminente mondiale in casa, e nel mondo m

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(di Andrea Minardi)

Era il 1965, l’Inter vinceva uno scudetto in rimonta, in Inghilterra si attendeva l’imminente mondiale in casa, e nel mondo musicale si iniziava a parlare di canzoni di protesta.

Donovan, il Bob Dylan scozzese, e’ ricordato pero’ per lo piu’ per questa languida e triste canzone d’amore, dove l’unico lamento accorato e’ quello, strano ma vero , di un amore non corrisposto.
Poiche’ tutti sono idoli di qualcun altro, in Italia Donovan fu amato dalla coppia Gianco- Pieretti, che ispirati dal menestrello d’oltremanica, scrissero a 4 mani la splendida “il vento dell’est“.
Il vento dell’est di Udine e’ stato parecchio fastidioso, la prestazione dei ragazzi rossoneri e’ stata improbabile e brutta come la cuffia che incorniciava il volto del sempre elegante mister Pioli.

Come nel testo Donovan non anela altro che non l’abbraccio della sua amata, per preoccuparsi solo di dover accarezzare il vento, cosi io, in quella inospitale trasferta, avrei voluto una vittoria, anch’io per sconfiggere le paure, quelle di perdere il primo posto in classifica.
Sarebbe la cosa piu’ bella ed e’ la dove voglio essere” sussurra Donovan, e al comando saremmo voluti rimanere tutti noi, contro una squadra che non vinceva da una vita e che aveva appena avvicendato il pur bravo allenatore Gotti.
Il vento, noi, non l’abbiamo preso, ma abbiamo preso l’ennesimo gol da polli, con protagonista un Bakayoko che sta riuscendo nell’atavica impresa di far rimpiangere Meite’.

E la reazione al vento del gol dell’ennesimo brasiliano di nome Beto, non c’e’ stata, quasi come se dovessimo lottare non solo contro di esso, ma contro i suoi donchisciotteschi mulini.
Qualche spunto del doctor Jekill Theo Hernandez (in difesa era un imbranatissimo mister Hide) fa poco piu’ che il solletico alla retroguardia friulana, diretta dal portiere che pareva Raul Cremona, il mago che sabato non necessitava di troppe magie.
Saelemakers pareva un turista, per quanto improbabili posson essere i turisti ad Udine, Krunic un gregario incapace di vincere una tappa da solo, Diaz non stava in piedi , del resto c’era pur del vento…

Ma poiche’ anche il vento aveva un dio, Ibra , che dio nomina spesso parlando di se’, pensa bene di trasformarsi in Eolo ed alla fine soffoca la gioia degli antipatici avversari e rende piu’ edulcorati i nostri improperi alla squadra.
Non abbiamo afferrato il vento che ci consentiva di volare sempre piu’ alto in classifica, ma abbiamo agguantato un pareggio, il bicchiere vorrei guardarlo mezzo pieno, invece lo vedo vuoto, purtroppo.

I vini friulani, del resto, mi son sempre garbati assai e per dimenticare ho dovuto svuotare non solo il bicchiere, ma tutta una bottiglia intera.

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