Peter Pan esiste e io l’ho visto!

Peter Pan esiste e io l’ho visto!

Giada, lo sai che la mamma ha avuto l’onore di vedere Peter Pan? Non sono stati necessari né Netflix né Disney Plus, anzi all’epoca manco c’eran

31 ottobre, compleanno del Cigno di Utrecht – dolcetto o scherzetto?
Magie settembrine
Ciao, Mambacita (e… ciao Black Mamba)

Giada, lo sai che la mamma ha avuto l’onore di vedere Peter Pan? Non sono stati necessari né Netflix né Disney Plus, anzi all’epoca manco c’erano. Per godermi spettacoli e imprese o andavo al cinema o a San Siro.

Peter Pan non l’ho visto al cinema! Per vederlo, partivo da Fidenza con l’interregionale, arrivavo in stazione Centrale e prendevo la metropolitana fino a piazzale Lotto; poi via di corsa fino alla Scala del Calcio. Mi piaceva un sacco: per me, emiliana di provincia, scappare dalla routine nebbiosa della Food Valley e trovarmi prima nell’underground e poi lungo i viali milanesi aveva il sapore di un film americano. Per non parlare della finalità per cui movimentavo la domenica in quel modo, il Milan degli Invincibili.

Ebbene, sappi che Peter Pan giocava nel Milan.

Chioma castana ribelle e il 23 di Jordan sulle spalle, agile e veloce in area, col pallone tra i piedi poteva essere impiegato come prima o seconda punta. Non lo definirei un rapace, metafora ormai sfruttatissima, ma un folletto, perché i rapaci non fanno magie, mentre i folletti sono loro stessi personaggi magici. I suoi gol erano frutto di tecnica sopraffina: si aggiustava la palla, fintava e segnava. La prima volta che lo vidi dal vivo fu dalle nostre parti, al Tardini. Perdevamo 2 a 0. Capello lo inserì nel secondo tempo e fu devastante. Ecco un’altra sua caratteristica: i suoi gol non erano solo belli, ma anche decisivi. All’inizio partiva spesso dalla panchina e se Gullit, Van Basten, Papin, Evani o Massaro non la mettevano dentro, ci pensava lui.  

I suoi compagni di attacco preferiti, nonché amici fuori dal campo, erano Dejan Savicevic e Georges Weah. Giada, hai capito bene.

Il Milan era così speciale che era in grado di schierare contemporaneamente il Genio della lampada, il Re Leone e Peter Pan!

Rispetto agli altri due, Peter era quello meno blasonato dalla stampa italiana ed europea e sì che il suo carattere orgoglioso e forte non gli fece soffrire nemmeno il dualismo con uno dei più grandi di sempre, Roberto Baggio.

Il passaggio al Paris Saint Germain fu l’approdo alla sua Isola che Non C’è. Suo il gol della bandiera a San Siro contro la Juventus di Vieri, Jugovic e Zidane, che divenne l’emblema della crisi milanista. A Parigi divenne il leader della squadra e, di fatto, gli fu lasciato anche molto più spazio in campo. I cugini d’Oltralpe gli conferirono anche il titolo di miglior straniero della Ligue 1.

Il suo passaggio al PSG fu una delle operazioni più onerose degli anni ’90, ma Peter Pan non subì “la pressione” come qualche arricchito che ci gioca oggi…

Il nostro Peter Pan era più speciale di quello di Barrie e della Walt Disney. Devi sapere, Giada, che all’occorrenza si trasformava nel suo acerrimo nemico, Capitan Uncino. Non le mandava a dire a nessuno. Se doveva difendere un compagno, tipo Gullit nel momento del suo passaggio alla Samp, lo faceva. Quante volte lo vidi uscire dal campo con gli occhi di ghiaccio rivolti a Capello…

Il nostro Peter Pan rossonero, che giocava con scarpini bianchi o colorati, capelli lunghi, barba astutamente trasandata, che passava i pomeriggi nei negozi di musica con Giorgione Weah si chiama come Van Basten, ovvero Marco. Di cognome fa Simone e la mamma ha pure una foto con lui. Ieri ha compiuto 53 anni, ma non li dimostra perché lui è il nostro eterno bambino.

COMMENTS

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    Claudia Pagani 4 mesi ago

    Great job Ila!!!

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