Simon & Garfunkel: THE SOUND OF SILENCE

Simon & Garfunkel: THE SOUND OF SILENCE

(di Andrea Minardi)  Nel 1964, anno di cui mi son sempre ricordato perche’ il campionato fini’ in uno spareggio, (perso dall’Inter, by the way), il

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(di Andrea Minardi) 

Nel 1964, anno di cui mi son sempre ricordato perche’ il campionato fini’ in uno spareggio, (perso dall’Inter, by the way), il geniale Paul Simon ebbe l’ardita idea di scrivere una canzone sul suono del silenzio, e tale stornello, cantata dal suo compare, il non eccelso Art Garfunkel, fini’a pieno titolo tra le canzone piu’ belle dei ruggenti sessanta.

Quel pezzo dal titolo di un ossimoro lo abbiamo ascoltato tutti, e dopo averlo sentito, almeno una volta ci siam ritrovati a pensare a quanto bello sia il rumore del nulla.
E ne avremmo avuto davvero bisogno, di silenzio, quando invece il sibilo di un fischio assassino e prematuro ci tolse la gioia di una meritata segnatura, proprio prima dei titoli di coda.
Silenzio vi e’ stato da parte della societá Milan, e non e’ la prima volta, tale pseudo(?) societa’, che forse ancora ubriaca di gioia per il futuro accettato stadio nuovo sembra incassare con classe e menefreghismo (scelgano i lettori) l’ennesimo torto subito.


Il bellissimo testo racconta che il protagonista resta abbagliato dalle luci al neon nel silenzio notturno, e di abbagli e di silenzi fu piena la serata: abbagliata la nostra difesa dopo l’ingresso in campo del monello sudamericano dello Spezia, cosi come l’arbitro che mise proprio nell’epilogo la ciliegia sull’indigesta torta.
E mai mi parsero così veritiere le prime parole della canzone, dove si parla che la visione rimase scolpita nel mio cervello, ed I giorni successivi non mi capacitai di come si fosse perso ed in che modo.

Di silenzio, almeno sui social o sui media generici, non ve ne e’ stato tanto, lasciandolo prerogativa, di chi, magari, era meglio che parlasse; ma tale e’ regola di vita e non di sport soltanto.
“Le parole dei profeti son scritte sui muri del metro” chiosa Paul Simon sul finire del suo brano, e chissa’ cosa avremmo scritto noi con il gesso in mano domenica sera.


Sarebbero state bestemmie ed improperi, certo non avremmo raggiunto i livelli di poesia del grande Paul Simon, giacche’ piccolo lo era solo di statura.
E nel naufragar del mare del sonno pensai quindi ad uno scudetto che si allontanava, figlio di malasorte, torti reiterate e forse di un Milan dai troppi Garfunkel invece dei Paul Simon.

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