Una poltrona per tre

Una poltrona per tre

Milan-Juventus alle porte ed il derby alla ripresa. Dunque Ibra o Giroud? Oppure Ibra e Giroud assieme? E se fra i due litiganti il terzo god

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L’amico fragile del calcio italiano – Roberto Baggio
La partita in una canzone: CHANGES COMIN’ON (Alabama, 1982)

Milan-Juventus alle porte ed il derby alla ripresa. Dunque Ibra o Giroud? Oppure Ibra e Giroud assieme?

E se fra i due litiganti il terzo gode?

Lunga vita al Dio Zlatan direte voi. Però..però qualcosa bisogna pur notarla. E allora senza vergogna proviamo a sussurrare che questa squadra oggi forse gioca meglio, anzi giocherebbe meglio, senza Zlatan dal primo minuto. E allora rinunciamo a Ibra?

No. Questo non vuol dire infatti rinunciare alla classe, al carisma e alla pericolosità del totem svedese. Tutt’altro. Semplicemente si tratterebbe di traslare l’effetto Ibra nell’ultima mezzora del match dove i colpi risolutori dello svedese potrebbero risultare decisivi a nostro favore.

Largo dunque a Giroud? Questa sembrerebbe essere in effetti l’opzione più facile, la seconda scelta, se di seconda scelta possiamo parlare visto che trattasi di un calciatore campione d’Europa in carica e campione del mondo in carica con la nazionale francese.

In effetti nelle partite in cui Olivier è partito titolare il francese, soprattutto a San Siro, ha più che degnamente sostituito sua maestà Ibra e raramente ha tradito.

Al contrario se il numero 9 rossonero parte dalla panca sono dolori perché Giroud non sembra proprio un Massaro in salsa francese. Il francese, e lo ha anche ammesso in un’intervista, non riesce ad entrare quasi mai bene in partita quando deve sostituire o accompagnare Ibra negli ultimi scampi di partita.

Dalla sua rispetto a Zlatan sicuramente si è vista una maggiore mobilità rispetto allo svedese (il gol di Messias contro la Roma nasce da un suo felice pressing), un discreto fraseggio coi compagni d’attacco, oltre ad una totale dominanza nel gioco aereo. Giroud ad alta quota è sembrato veramente difficile da marcare e particolare non trascurabile nelle ultime stagioni rossonere sembra avere un eccellente feeling col dischetto.

Ibra, decisamente meno mobile del francese, ha invece ribadito di domenica in domenica la sua supremazia tecnica. Zlatan ordina palla sui piedi e smista con classe sublime tutto quello che gli arriva addosso. Mette giù palle volanti, fa salire e respirare la squadra.

La sua infinita intelligenza calcistica gli permette di leggere con anticipo le azioni di attacco dei compagni e centellinando i suoi scatti si fa trovare sulla linea di porta piazzando la zampata decisiva come fatto contro Lazio, Fiorentina e Venezia con relativa pizza offerta a Rebic, Theo e Leao. Se li rivedete sono quasi tre gol fotocopia. Cui vanno aggiunti i due siluri su punizione dove a dire il vero c’è anche un pizzico di complicità sia di Rui Patricio che di Sirigu.

Tutto questo Ibracentrismo però fa bene alla banda Pioli? I compagni dopo quasi due anni e mezzo, lo vedono e continuano a trattarlo come un faro. C’è una sudditanza latente da parte di alcuni? Può essere. Quello che certo è che Ibra continua a sfanculare tutti quelli che non rispondono al suo vangelo e ne ha pienamente ragione. Però è innegabile che in certe partite con avversari che hanno alzato il proprio baricentro Ibra ha collezionato fuorigioco in serie e la manovra della squadra rossonera è sembrata incepparsi fermandosi allo schema palla a Ibra e poi preghiera. E novanta minuti così il Milan non se li potrà permettere né con la Juventus tantomeno con l’Inter, dove servirà il miglior Milan possibile.

Già ma qual è il miglior Milan possibile?

A parere di molti è il Milan che ha frustato a domicilio l’Atalanta, il Milan che aveva messo a ferro e fuoco l’Atletico Madrid a San Siro nella migliore prova della nostra pallida Champions. L’identikit del centravanti che viene fuori è a sorpresa, ma non tanto, quello di Ante Rebic.

Ed infatti a rivedere le prime partite della stagione il croato, pur iniziando come alternativa di Rafa Leao sulla sinistra, benissimo si era calato nel ruolo di punta a tutto campo.

Pioli e i tifosi hanno avuto modo di apprezzare un giocatore generoso, che a poco pressava pure i fotografi a bordo campo, e che con i suoi tanti movimenti aveva reso fluida e per tante partite incantevole il gioco della squadra di Pioli senza disdegnare gol importanti come quello contro la Juventus in trasferta o nello stadio di Anfield nel debutto in Champions.

Mettere fuori dal primo minuto sia Ibra che la sua naturale alternativa Giroud e partire con Ante dal primo minuto potrebbe essere un azzardo? Forse. Ma questa scelta, magari impopolare, potrebbe essere anche la classica giocata che fa sbancare il jackpot. Chissà che tipo di scommettitore  è Stefano Pioli..

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