E noi come stronzi rimanemmo a guardare

E noi come stronzi rimanemmo a guardare

E noi come stronzi rimanemmo a guardare Adoro twitter. Mi è bastato ieri pomeriggio un giro sul canarino azzurro ed ecco titolo dell’articolo

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E noi come stronzi rimanemmo a guardare

Adoro twitter. Mi è bastato ieri pomeriggio un giro sul canarino azzurro ed ecco titolo dell’articolo (grazie Pif!) e grazie a quell’utente che ha condiviso questa versione rossonera della locandina dell’ultima fatica cinematografica di Pif.

Breve deviazione cinematografica, trattasi di una delle meno banali (finalmente senza la sponda dell’argomento mafia!) e spassose pellicole del mio concittadino che offre allo spettatore parecchi spunti di riflessione. Frequenti sì ma banali mai. La vitaccia dei rider e le sventure di chi nella società (ovvero tutti) ha venduto, anzi regalato, la propria identità digitale (e non solo quella forse) ai giganti del web.

Ma torniamo al calcio perché in fondo, soprattutto, siamo agli sgoccioli del mese di Gennaio e dunque ci avviamo alla fine del mercato di riparazione. E allora diamo una sbirciata a chi vive nella nostra stessa città.


La poderosa Inter del girone di andata mica consoliderà la rosa già abbastanza profonda? Sì lo fa e lo prende pure forte, che bel giocatore Gosens!

Ma direte voi..”Don’t look upfacciamoci i cavoli nostri e restiamo nel giardino delle pretendenti di un posto al sole. E allora carrellata delle nostre concorrenti per la champions sia!

E non si può che cominciare da Torino dove il Titanic Juventus, gentilmente lasciato da Cristiano Ronaldo a inizio stagione, stava affondando lentamente e non esiste migliore scialuppa di salvataggio per Max Allegri. L’allenatore livornese, che a onor del vero aveva già sistemato la difesa nelle ultime partite, accusava una penuria di reti imbarazzante. Vuoi per il gioco non proprio champagne, anzi più simile ad un Tavernello, e vuoi anche per un reparto d’attacco da libro cuore. L’acquisto di Dusan Vlahovic, senza tanti giri di parole, è quanto meno decisivo per questa corsa Champions ed è un investimento da leccarsi i baffi per i prossimi cinque anni.

Non ha fatto quasi nulla il Napoli che però ha una rosa abbastanza attrezzata ed un vecchio lupo di mare come Spalletti a guidarli, mentre l’Atalanta scommette su Boga (due anni fa fra i migliori giocatori del campionato) e la Roma prende un signor centrocampista che ha già sul groppone una trentina di partite in Champions League e che si presenta segnando un rigore a dieci minuti dal debutto col sigaro in bocca.

E allora tornando a casa nostra ecco dunque che il titolo di Pif pare perfettamente calzante: e noi come stronzi rimanemmo a guardare.

Ed è andata davvero così. Sui social, i nuovi bar dello sport, ecco immediata frattura, la divisione del tifo rossonero in due fazioni che manco Sparta e Atene. I buoni contro i cattivi, risparmiatori contro investitori, riconoscenti contro traditori.

Premesso che non è criminale aver il proprio pensiero e che lo si può manifestare educatamente in tutte le sedi possibili e virtuali, è interessante osservare come entrambe le fazioni hanno valide argomentazioni.

Da una parte c’è chi legge la rosa attuale e vede spie accendersi sul cruscotto Milan fossimo un albero di natale (non quello di Ancelotti purtroppo). Sono quei tifosi che vedono il Milan, da quasi tre campionati, per una settantina di partite ballare simpaticamente nei primi posti della classifica senza dare però la reale sensazione di poter affondare il colpo. È il tifoso terrorizzato dal Milan versione Arsenal, insomma la scritta AC MILAN su qualche albo o trofeo diventa una chimera.

Essi sono infine accusati di scarso amore e scarsa riconoscenza solo per il fatto di pretendere qualcosa o qualcuno (cit. Umberto Tozzi) ed in realtà a loro sarebbe bastato giusto un favore o più semplicemente un Faivre per tornare, ma tornare seriamente, a competere per vincere qualcosa. Magari il francese del Brest non era un campione o magari era una buona alternativa all’unico giocatore, Brahim Diaz, i cui effetti del covid durano ventisette partite. Brahim ogni weekend che passa sembra avere meno centimetri e meno chili di qualche mese fa. Insomma è praticamente sparita dal campo quella zanzara che pungeva le difese avversarie con l’aggravante che quando lo vedo tirare mi ricorda mia figlia Alice, anni tre, quando nel soggiorno calcia la palla di Frozen.

Dall’altra parte abbiamo contabili e fiscalisti iper-riconoscenti che difendono a spada tratta l’operato di Gazidis, Maldini e Massara tutti uniti sotto lo scudo Elliot. Uno scudo che ha indubbiamente fatto tanto per il povero diavolo cinese che hanno raccolto qualche anno fa però sul quale il tifoso milanista deve cominciare a fare qualche riflessione.

Tipo i parametri zero già persi e quelli che si perderanno ancora.

Infine ai più è sembrata tragicomica, e mediaticamente infelice, la scelta del povero cucciolo (1,92 mt!) Lazetic mentre un altro serbo andava a risolvere problemi ben più grandi in quella squadra con la divisa da carcerati.

Ora ben vengano operazione futuriste, ma prima per favore i rinforzi. Perché la banale domanda di oggi che il tifoso si fa è: questa squadra ha lacune? Sì. E dove? In difesa perché sembra un lazzaretto e a centrocampo perché a inizio gennaio due sono partiti per la coppa d’Africa e Bakayoko sin dai primi minuti in campo contro la Lazio era sembrato il protagonista di Trainspotting. Sul trequartista vale il ragionamento fatto prima per Faivre o chi per lui.

Troppo cattivi e poco riconoscenti? Forse sì o forse no, ma la situazione è questa. Se si vuole provare a vincere allora si fa qualcosa in più rispetto a quello che già è in forza a questa squadra.

Vlahovic, Gosens, Sergio Oliveira e Boga sono, in diversa misura, quattro rinforzi.

Pietro Pellegri, ed erano in molti a sospettarlo già a fine agosto, è stata una scommessa persa, forse neanche mai iniziata. E’ un rinforzo Marko Lazetic? No, è un’altra scommessa ancora.

Però forse a questo giro non era forse il momento delle lotterie, dopo che da inizio campionato a più riprese calciatori e allenatore hanno pronunciato la parola scudetto.

Se dobbiamo passarci il tempo con i gratta e vinci il fondo Elliot ce lo dica, almeno ci mettiamo l’anima in pace.

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