Chiarchiaro e distintivo

Chiarchiaro e distintivo

(di Silvano Fortunato) Non sarò prolisso ma nostalgico in questo mia prefazione. Mi ricordo di essere milanista dai tempi in cui scendeva in cam

Brocchi si nasce, Kalinic si diventa! (Top & Flop Milan-Bologna)
Oggi è il compleanno di tutti noi
Brocchi si nasce, Kalinic si diventa! (Top e Flop Betis-Milan)

(di Silvano Fortunato)

Non sarò prolisso ma nostalgico in questo mia prefazione.

Mi ricordo di essere milanista dai tempi in cui scendeva in campo, con la maglia rossonera, un certo baffone chiamato Pietro Paolo Virdis.
Mi ricordo le domeniche nella “uno” di mio padre, che di “fire” aveva solo le innumerevoli “MS” spente in un improbabile posacenere, e mi ricordo ancor di più le domeniche piovose, da finestrino chiuso, che la sera mia madre ci appendeva in balcone e ci lasciava lì una notte intera.

Dicevo mi ricordo di Cucchi, Ciotti e Tonino Carino da Ascoli.

A memoria mi pare fosse l’84/85.
Ebbene in tanti anni di onesto sano e onorato milanismo non ho mai pensato di essere migliore di tanti altri fratelli rossoneri, non ho giudicato, non ho denigrato, ho sempre e solo chiesto confronto.
Mai un indice pirandelliano contro un fratello rossonero, mai una “patente” di o da tifoso che dir si voglia.

Perché il tifo, quello vero, quello genuino, quello che porti nel cuore – e perché no nei polmoni se avete avuto un padre fumatore con la UNO – non ha manifestazioni assolute, non ha categorie o collocazioni: basti pensare che al sollevare la settima coppa dalle grandi orecchie alcuni di noi hanno pianto, altri hanno riso, c’è chi ha urlato e chi in silenzio impietrito ha gioito dentro…

Il tifo, signori miei, non ha patente, non ha distintivi o segni tangibili di riconoscimento…il tifo è la più libera e sincera forma di attaccamento ad una squadra, con modalità , colori ed espressioni diverse.

Impariamo dunque ad essere tifosi uniti, a scontrarci e confrontarci con onestà intellettuale, con toni e stati d’animo accesi ma condivisi che Chiarchiaro, tranquilli, lo si manda sull’altra sponda dei Navigli.

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