Io torno e tu mi fai incazzare

Io torno e tu mi fai incazzare

Giada, dopo quattro anni e nove mesi sono tornata in uno dei luoghi più belli ed emozionanti di sempre: San Siro, la Scala del Calcio. L’

L’8 tutto l’anno
3 anni di Giada
1971: come nasce una Stella

Giada, dopo quattro anni e nove mesi sono tornata in uno dei luoghi più belli ed emozionanti di sempre: San Siro, la Scala del Calcio.

L’ultima volta che misi piede in questo stadio fu il 21 maggio 2017, ero incinta di te e i Ragazzi spiazzarono il Bologna con Deulofeu, un Honda mai visto in quel modo e il buon Lapadula; quel giorno mi emozionai per il ritorno in Europa seppur dalla porta secondaria.

Quello del 25 febbraio 2022 è stato un ritorno un po’ rocambolesco. Innanzi tutto, il viaggio di andata: due ore in coda in tangenziale fra traffico e incidente, con i monitor autostradali che indicavano problematiche fino alle uscite di Cusago e San Siro. Poi è la volta del parcheggio: l’auto piazzata in modo rocambolesco davanti all’ospedale, fuori da righe blu e da ogni logica di educazione stradale. Il papà, che mi ha accompagnata, è l’unico Gobbo che segue le regole: anche se al di fuori delle righe blu, ha voluto pagare il biglietto, cosa che ci ha fatto perdere altri minuti. Via, di corsa verso lo stadio con il vento freddo che soffiava ovviamente contro. Il pubblico era già quasi entrato tutto, si sentivano i primi cori di incitazione. Io – che sognavo un rientro da vera tifosa fra piadina, bicchiere di birra e occhiata alle bancarelle – mi sono ritrovata a buttare un occhio veloce al cielo sovrastato dalle torri e a salire i gradini due alla volta col respiro reso più affannoso dall’FFP2. L’emozione nel vedere il rettangolo verde aprirsi davanti ai miei occhi faceva a botte con la rabbia per il ritardo, la mancata tappa al bagno e la sete.

Per farla breve, ci siamo seduti al diciottesimo minuto!

Ho dato un’occhiata veloce intorno a me. Tutto solito e familiare, e la cosa mi ha fatto finalmente sorridere: lo stadio di sera è più coinvolgente, anche se fa freddo o c’è la nebbia; le luci risaltano lo smeraldo rettangolare; a destra la curva, davanti a me lo storico striscione “Marco Nico”, le mitiche Stelline, i tifosi ospiti relegati nel terzo anello del settore verde; l’odore del cibo misto al fumo; i tabelloni più moderni; i cori anti Inter. L’unica cosa che cambia è la percezione del tempo che mi danno i giocatori: ho iniziato a tifare Baresi, Maldini, Baggio e Van Basten che erano più vecchi di me; ho proseguito con Inzaghi, Sheva, Gattuso, quasi coetanei. Ora, invece, potrei essere la madre di molti di loro!

Ho chiesto ai vicini di seggiolino informazioni sul primo quarto d’ora; mi hanno risposto con un veloce “successo nulla”. E penso fra me: “occhio che dopo l’odissea del viaggio, la frizione fusa, la corsa, la pipì che pulsa mi tocca vedere una partita orrenda…”. In campo Díaz, Giroud, Leão. Ante in panca. Dalla parte opposta Deulofeu: l’ho lasciato con la casacca rossonera a maggio 17 neo papà della piccola Sara, me lo ritrovo contro stasera! Purtroppo. A me Deulofeu piaceva parecchio, ma a causa delle (imbarazzanti) vicissitudini societarie, il Barcellona non si accordò col Milan.

Poco dopo il mio arrivo i Ragazzi hanno iniziato ad attaccare: diagonale di Rafa, poi di Calabria; infine il gol del portoghese grazie a un cross di colui che sembra essere il degno erede della 8 di Rino Gattuso, Tonali. E penso:

“porto bene, io; figuriamoci se stasera non portiamo a casa i tre punti… dopo Salerno è imperativo vincere”!

L’avessi mai pensato… Deulofeu e Beto ci fanno soffrire e il nostro gioco è lento, manca di lucidità e di costruzione. Díaz, Giroud e Messias deludenti; Kessié è il solito. Si salvano Tomori, Magic Mike e il milanistissimo numero 8.

E poi, Giada, è il 25 febbraio 2022: 10 anni fa lo storico gol annullato a Muntari. Questa volta il gol viene convalidato e si tratta del pareggio avversario da parte del pallavolista Udogie, ben consapevole (come Buffon 10 anni fa) di averla fatta grossa. E il VAR, strumento di aiuto arbitrale? Be’, il Var ha convalidato. Intendiamoci, a tutte le squadre capita di subire errori arbitrali, ma questo, sommato agli errori di Napoli e Spezia, è eclatante. Non credo proprio che ci sia un disegno, credo invece che i direttori di gara siano oggi giorno meno competenti che in passato, probabilmente direttamente proporzionali alla qualità dell’ex campionato più bello del mondo. (Comunque, il Milan non può e non deve giocare il 25 febbraio, il software della Lega Calcio deve essere settato in merito).

Discorso arbitrale a parte, avremmo dovuto chiudere prima la gara; avremmo dovuto imporre il gioco, costruire, correre. Dimostrare di meritare e consolidare la testa della classifica. Invece abbiamo perso punti importantissimi contro i fanalini di coda, Inter e Napoli ci fanno compagnia e la Juve avanza. E, come dice Paulo Coelho, “quando non si può tornare indietro, bisogna preoccuparsi del modo migliore per avanzare”.

Resta però la solita incredibile sensazione che accomuna chi ama vivere uno spettacolo dal vivo: l’adrenalina del pre-partita, le emozioni durante la gara e la voglia di tornare al più presto nonostante le prestazioni opache. E’ difficile spiegare ad un ateo calcistico certe sensazioni; Eugenio Montale è forse colui a cui riesce meglio una spiegazione: “Dallo stadio di calcio il tifoso retrocede ad altro stadio: quello della sua stessa infanzia”. Che è bellezza e stupore.

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