La dura legge del gol

La dura legge del gol

Antonio Conte non è certo un personaggio che brilla per simpatia. Fra le sue tante uscite, piuttosto colorite, rimane famosa quella in cui si difese

Top & Flop Milan-Sassuolo
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Pane e retorica

Antonio Conte non è certo un personaggio che brilla per simpatia.
Fra le sue tante uscite, piuttosto colorite, rimane famosa quella in cui si difese in sala stampa: «con 10 euro non ci si siede al ristorante da 100 euro». Breve reminder: la Juventus era stata appena eliminata dal Galatasaray senza tanti fronzoli con il valore reale della sua rosa.

Stessa cosa che potrebbe dire, ma elegantemente non fa, Stefano Pioli.

Cosa può pescare mai un qualsiasi allenatore dalla panchina di ieri sera?
«E se ci fossero stati Ibra e Rebic» Ma non c’erano né contro il Bologna una settimana fa né in un San Siro stracolmo d’amore.
«Ed in altre partite ancora, andando a ritroso?» I trequartisti, o presunti tali, erano tutti disponibili.

La realtà è che l’attacco e soprattutto la trequarti del Milan “sono questi” e Pioli ci sta facendo vivere un sogno ad occhi aperti. Cosa che rende ancor più difficile e brusca la sveglia.  

Che l’attacco del Milan presentasse già ai nastri di partenza problematiche era più che probabile.
Poi però la stagione ci ha messo tanto (ndr. troppo?) fumo negli occhi e nel rush finale che poteva risultare decisivo, oltre la coltre di fumo… Il re è nudo.

Se il re è nudo e allora non possiamo che cominciare da Lui.

Zlatan Ibrahimovic si è acceso ad intermittenza come le luci di un albero di natale che giganteggia a Milanello. Un albero troppo bello, in grado di incutere così tanta riverenza che sembra quasi peccato mortale metterlo in soffitta.
Ma il tempo, si sa, non è clemente e la verità è che oramai l’albero neanche più si accende – fra un tendine e un risentimento.

«Tutta colpa sua allora?» Giammai.

Fra l’altro cosa vuoi incolpare un uomo che (tengo a sottolineare) sulla soglia dei 40 anni ha preso una squadra impantanata in una palude e l’ha messa a veleggiare in mari che non vedeva da anni?
Gli si può dire «grazie». Solo, sinceramente, «grazie».

E forse il modo migliore per ringraziarlo è staccare la spina a fine campionato. Scelta tanto dolorosa quanto doverosa. L’adrenalina di Zlatan non può e non deve essere un limite per il Milan.

Accanto a Zlatan si è prima alternato, per poi definitivamente sostituirlo nel girone di ritorno, «il nostro moschettiere»: Olivier Giroud, di anni 35 – viaggia per i 36.

Anche qui: «Come giudicare la stagione di Olivier? Forse male?» Ma dai… Impossibile!
E in effetti a difesa del francese c’è da dire che se siamo qui ancora a vedere classifiche avulse a fine campionato è grazie a lui. Grazie a lui e ai suoi colpi da spadaccino – che hanno fruttato ben 6 punti, nel derby e nella trasferta al Maradona.

«Poi però…» Poi però allarghi il grandangolo e scopri che da quando è tornato a completa disposizione (ovvero dal match prima di Natale contro l’Empoli), il francese ha segnato in tre partite su quindici. Oltre ai due match prima menzionati c’è da aggiungere un rigore alla Roma ad inizio anno.
A conti fatti non è andata male ma neanche bene.

Chi ha marcato visita invece è stato Rebic – che ha probabilmente sofferto la definitiva esplosione di Leao.
Il croato, fra guai fisici e una personalità sempre ballerina che mai gli hanno permesso di esprimersi con continuità nelle precedenti stagioni, ci aveva sempre abituato a gironi di ritorno stratosferici. Ma così non è stato. Bocciatura totale per lui.

Dove invece bocciamo la società è nella scellerata gestione della terza punta – quella che doveva servire nelle emergenze. E cavolo se ne abbiamo avute di emergenze.

Pellegri prima e Lazetic poi sono state scommesse troppo giovani per due centravanti troppo vecchi.
Il primo lo abbiamo visto per quindici minuti – giusto il tempo di rompersi anche lui in un Milan-Salernitana che doveva essere la sua rampa di lancio. Il secondo neanche per quei pochi minuti, in due match (contro Torino e Bologna) dove osare il jolly alla “Paloschi” poteva avere un briciolo di senso.

Salviamo al 100% solo Leao – tornato però anemico nelle ultime uscite.

Fatto sta che con questa panoramica, se le punte (ndr. quando giocano) segnano poco vuol dire che c’è qualcosa che non va in chi li dovrebbe rifornire.
E allora dietro la lavagna vanno tutti i trequartisti.

Clamorosamente negativa la stagione di Diaz. Inadeguato fisicamente contro tutte le difese avversarie, non segna da fine settembre – uno sfregio che la maglia numero dieci rossonera non merita. Siamo tornati ai tempi di Honda?


Involuzione pericolosa quella di un Saelemaekers sempre più impreciso che anziché migliorare ha peggiorato le sue scelte finali, siano il tiro o l’assist.

Chiusura infine con quella che sembrava una bella favola, Messias.
Salvo poi accorgerci che con certi ritmi così compassati e con statistiche così impietose le favole finiscono per fare addormentare noi e spegnere i sogni tricolore.

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