Milan-Genoa 2-0

Milan-Genoa 2-0

Certo, non è stata mica una vittoria tutta rosa e fiori ma serviva far ripartire la macchina ingolfata dagli ultimi scialbi pareggi. L’aver ripro

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Certo, non è stata mica una vittoria tutta rosa e fiori ma serviva far ripartire la macchina ingolfata dagli ultimi scialbi pareggi.

L’aver riprovato la gioia di bucare l’avversario e la conferma della solidità difensiva ci permetteranno di passare un’ottima Pasqua. «Finalmente il gol là davanti, ancora una volta la rete inviolata lì dietro».

Il forfait dell’ultimo minuto di Calabria ci ha costretto a schierare tutti i difensori superstiti. Aumentando l’ansia derivante dalla vittoria pomeridiana di quelli là.

La partenza dai blocchi è stata decisa.
Dopo un paio di potenziali occasioni buttate al vento proprio al momento decisivo, Pierre Kalulu, oggi terzino, si è inventato una parabola perfetta. Parabola su cui si è avventato di sinistro Rafa Leao, facendo tornare ad esultare San Siro e i milioni di tifosi davanti alla TV: 1-0.

Risolto l’atavico problema del gol abbiamo abbassato i ritmi ed iniziato a gestire il risultato, permettendo al Genoa (che tanto aveva sofferto la nostra verve iniziale) di organizzarsi ed impedirci di renderci pericolosi.
Non che ci volesse molto, dato il momento non certo brillante dei nostri giocatori offensivi.
Leao si è spesso intestardito nel dribbling – perdendo tanti palloni. Giroud ha lottato senza provare mai il «piacere del tiro in porta». Saelemaekers ha sbagliato tutto lo sbagliabile – compreso un sinistro da 5 metri, spedito in curva.
Se a questo aggiungiamo che i ragazzi di Blessin erano bravissimi nello schermare Tonali (play basso), ecco che i nostri rari spunti sono nati dal solito Bennacer – che ha portato questa croce per l’intera prima frazione di gioco.

Fortuna ha voluto, poi, che nell’unica occasione rossoblù, Galdames, dopo aver saltato Gabbia, ha sparato fuori il destro a giro con cui si è chiuso il primo tempo.

La ripresa è iniziata con la flemma cui ci stava abituando il primo tempo.

Anche se, al minuto 57, Giroud, ben servito stavolta da Saelemaekers, ha avuto sul destro la palla del 2-0. Purtroppo, in sforbiciata, ha calciato alto.
Si è, quindi, visto Maignan impegnato da Gabbia, che ha rischiato un autogol clamoroso nel tentativo di anticipare Destro.

Pioli ha inserito Messias al posto dell’«arruffone belga» e Rebic al posto di Giroud, nel tentativo di far rinascere dalle ceneri quel Milan scintillante di inizio stagione – quando il croato fungeva da centravanti.
I risultati non sono stati ottimali ma nemmeno catastrofici. La squadra ha trovato più profondità, pur continuando a latitare nel momento topico del passaggio finale o della stoccata decisiva.

Il millesimo, «numero più, numero meno», infortunio muscolare della stagione – con stav0lta protagonista Gabbia – ha costretto Pioli ad inserire Krunic terzino destro e spostare Kalulu al centro.

Leao ha poi chiamato Sirigu alla parata in tuffo dopo un bello spunto in area di rigore – l’orologio segnava il minuto 77. «L’ansia della beffa finale continuava ad aleggiare sul mio umore».

A 5 minuti dal termine, il mister ha deciso di ancorare gli ormeggi. Fuori Leao e Bennacer, dentro il «redivivo» Ballo-Tourè e Brahim Diaz – con conseguente passaggio al 4-4-1-1.

Alla fine è arrivato il raddoppio.

Al termine di una bella azione sulla fascia sinistra, con Rebic bravo a riprendere la respinta della difesa genoana e a servire Messias. Sul tiro a botta sicura Sirigu si è superato ma nulla ha potuto sulla successiva ribattuta a rete.
Il sospirone di sollievo mi ha permesso di vivere con tranquillità gli ultimi minuti di gioco e applaudire la paratona di Maignan sul colpo di testa di Hernani: sesto clean sheet consecutivo.

Ovunque giochi, Kalulu garantisce tranquillità, solidità e qualità (vedi «assist al bacio per Leao»): siamo al cospetto di un signor difensore. Leao ha fatto un gran bel gol e, nonostante pause e cocciutaggine, è stato certamente il più pericoloso dei nostri. Molto bene anche Bennacer e i soliti (ndr. nonché solidi) Tomori e Maignan.
Saelemaekers ha confermato di essere ancora in crisi profonda.

Siamo arrivati allo sprint finale senza essere padroni del nostro destino e con il calendario che ci riserva salite mica da poco rispetto agli altri. L’ideale per provare a compiere un’impresa.

 

 

 

 

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