I nonni – parte seconda

Domani è il 2 ottobre. L’anno scorso ti raccontai del sogno premonitore della nonna di Weah. Ti parlai anche di nonno Pedro, che voleva il su

I had a dream…
Mio papà è un supereroe
Famiglie da derby

Domani è il 2 ottobre.

L’anno scorso ti raccontai del sogno premonitore della nonna di Weah. Ti parlai anche di nonno Pedro, che voleva il suo Marcelo sul tetto del mondo.

D’altra parte, non c’è complice migliore di un nonno quando si tratta di realizzare un sogno. E tu, Giada, ne sai qualcosa.
I nonni amano incondizionatamente: non esiste un nonno che non regali mai un giocattolo a un nipotino, anche quando non serve!

                                                                                 

E poi i nonni insegnano. Hanno esperienza da vendere. Sono la nostra memoria storica. Coniugano dolcezza e severità.
Viene naturale portare loro rispetto. Tant’è vero che se io e il babbo ti chiediamo di fare qualcosa, è molto facile dovertelo ripetere più volte. Ma se sono i nonni a chiedertelo… Obbedisci in un batter d’occhio.

 

                                                                                             

Zlatan Ibrahimovic è in questo senso “un nonno“. Avrà pure un look super casual, sarà tatuatissimo, ma per tutti i tifosi del Milan dal 2020 a oggi, lui può tranquillamente essere paragonato a un nonno.
Ha preso per mano la squadra, in perfetto tandem con papà Pioli, assicurandosi però di stringere bene la presa – anche a costo di essere burbero a volte.
Ha dato il suo contributo in campo, quando è riuscito (si sa: i nonni hanno qualche acciacco ogni tanto). E sono certa che avrà modo di deliziarci ancora.
Quando è fermo ai box se ne sta a bordo campo a fare il suo dovere di nonno brontolone: incita, tifa, sbraita. Ibra è come il vino: più invecchia meglio è.

                                                                                   

Volevo pescare da Hollywood, attualmente in Italia non abbiamo solo “Zlatan-Benjamin Button”.
Abbiamo anche Scarface, come lo soprannominavano i tifosi del Galatasaray.

Sì, perché anche i francesi hanno il loro nonno che, attualmente, è in forza alla Salernitana. Si chiama Franck Ribéry e la sua vita ha dell’incredibile: abbandonato dai genitori biologici, adottato da una coppia che gli ha dato tutto, è rimasto coinvolto in un incidente stradale da bambino. Nonostante le possibilità economiche e la fama non ha mai voluto operarsi per cancellare quelle cicatrici. Dice: «Questa ferita fa parte di me, mi ha forgiato e reso un uomo migliore».

Dopo anni al Bayern Monaco, fra campionati e coppe con grandi e piccole orecchie, dopo il tandem “Robbery”, è sbarcato nell’ex campionato più bello del mondo – facendo male anche al nostro Milan. D’altronde, è un fuoriclasse. Se te lo ritrovi contro o hai una difesa “saracinesca” e fortunata o te ne fai una ragione.

Finiti i due anni a Firenze, che hanno soddisfatto umanamente sia il giocatore che società e tifosi, se ne è andato a Salerno, contribuendo alla salvezza della squadra con i suoi assist.
È forte, Franck. E non solo nei piedi. Lo è nell’anima: «Ho vinto e perso finali, però giocare questo tipo di partite è diverso», dichiarò dopo la salvezza. Vallo dire a quelli che dicono «tanto è solo un gioco».

                                                                                 

E noi auguriamo a Franck una pronta guarigione e nuovi traguardi: che siano in campo, che siano da ambasciatore, che siano da dirigente. Io, uno con questo carattere, lo vedrei bene in mezzo a voi bambini, a farvi da nonno, a forgiarvi.

Chiudiamo, Giada, con gli auguri alla nonna di Florenzi. Perché il nipote le regali tante gioie e con lo stesso epilogo dell’anno scorso.

I nonni sono un patrimonio, qualsiasi età abbiano. Dedicare loro una sola giornata all’anno non è un’offesa alla civiltà?

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